Marco Simoncelli e il libro a lui dedicato, sono stati i protagonisti del sabato pomeriggio, 27 ottobre, nella sala consiliare del Castello di Galliate. Una sala gremita di tantissimi tifosi del grande motociclista scomparso lo scorso anno sulla pista di Sepang,  giunti anche ad ascoltare un altro mito del motociclismo mondiale, l’autore del libro, il dottor Claudio Costa, storico medico del motociclismo e creatore della ‘Clinica mobile, ha commosso il pubblico, raccontando tanti aneddoti sul giovane motociclista italiano. Un pilota che non mollava mai, che stava sempre attaccato al manubrio della sua moto, perché voleva vincere, voleva chiudere la gara, salendo sul gradino più alto del podio. Quello che, probabilmente, voleva fare anche nel suo ultimo gran premio proprio un anno fa, quando la sua motocicletta è scappata e lui, anziché lasciarla e magari volare sul prato adiacente alla pista, rimediando probabilmente solo qualche graffio, ci è rimasto con forza sopra, avvinghiato, non abbandonandola, tenendo stretto il manubrio.

Un libro in cui la vita di Claudio Costa si intreccia con quelle dei piloti, con le sfide combattute assieme e spesso vinte. Loris Capirossi, Mick Doohan e Alex Zanardi, fra gli ispiratori dell’opera, i due Marco, Simoncelli e Pantani. “Questo libro era nato con un altro nome, ‘Il sogno del dinosauro’ – spiega Costa – ma una settimana dopo averlo consegnato all’editore Marco è morto in Malesia. Un fatto che mi ha sconvolto, sono tornato a scrivere per cercare di trovare il significato della morte”. Una compagna silenziosa, sempre presente: “finalmente ho capito quello che mi è sempre sfuggito – rivela Claudio – La morte non è una nemica, quella è la noia, ma un’avversaria. E’ ciò che ci rende realmente vivi, un’amica che dà la possibilità di rendere autentica la vita, come ha fatto Marco”.

Il Dott. Costa ha poi continuato, “vedo che anche  voi di Galliate siete abituati a non mollare mai! A Galliate è nato e vissuto quel campione di Achille Varzi, uno dei miei eroi. Ho visto il Museo a lui dedicato, questo è il segno che il campione non muore! Il ricordo infatti dà la possibilità di non cancellare, di coltivare l’immortale memoria del pilota”

































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